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venerdì 20 maggio 2016

La classificazione dei beni in 15 mosse

di Fabio Massimo Nicosia

Con riferimento alla materia dei “beni” proponiamo la seguente classificazione: 

a) Beni fisici a fruizione individuale, “privati”: sono i beni il cui consumo richiede l’appropriazione in via esclusiva e ne comporta la distruzione: es., un frutto; 

b) Beni fisici condivisibili; sono beni la cui fruizione non ne comporta la distruzione, ma solo l’eventuale deterioramento, e quindi, una volta che se ne sia fruito, possono essere usufruiti da altri: ad esempio, un paio di pantaloni o un’automobile possono essere utilizzati in successione da diverse persone, come avviene nella cosiddetta sharing economy

c) Beni fisici a fruizione collettiva, “pubblici”, ma privatizzabili; beni collettivi congestionabili e contingentabili, il cui utilizzo di gruppo consente comunque l’esclusione di terzi, come la strada; l’escludibilità viene invocata a pretesto della privatizzazione, come se il fatto che il bene sia escludibile comportasse che debba essere appropriato, incorrendo in pretestuosa fallacia naturalistica; 

d) Opere pubbliche: manufatti edilizi di notevoli dimensioni, di grande impatto sul territorio in termini di esternalità (negative), tendenzialmente rivolte a un pubblico indeterminato (esternalità positive), conseguenti a una qualche tipologia di scelta pubblica e di procedura amministrativa. In termini essenziali rientra tra i beni “collettivi” di cui al punto precedente; 

e) Impianti industriali, capitale fisso: beni produttivi, espressione di tecnologia e di retrostante teoria scientifica verificata, normativamente costitutivi di impatto sociale indivisibile, strumento ambivalente di potere ed eventualmente di contropotere; vi rientra anche il demanio artificiale;

f) Beni ad incertam personam: beni che producono esternalità, di norma percepite come positive, che vanno a vantaggio di una quota non predeterminata di persone, ma autoselezionata o selezionata casualmente, come il faro di Coase o l’orologio pubblico; 

g) Servizi “pubblici” a organizzazione aziendale o imprenditoriale a fruizione individuale comportanti esternalità: qualsiasi attività rivolta alla platea degli utenti o dei consumatori, dal servizio sanitario a una catena di McDonald’s; la differenza è nella possibilità di internalizzare profitti: ad esempio, il fatto che la sanità sia soggetta a tassazione, mentre McDonald’s si affida al suffragio volontario dei consumatori potrebbe essere frutto di una percezione distorta sulle potenzialità di un’assicurazione privata sanitaria, che sono pregiudicate in buona parte dalle differenze di reddito, da un lato e, dall’altro, sui reali costi sociali di McDonald’s; ad esempio su quali siano i costi reali degli allevamenti intensivi, che ricadono sulla spesa pubblica; 

h)  Commons materiali limitati; i beni comuni materiali sono una nozione deontica –dover essere- più che ontica, nel senso che la loro destinazione comune è frutto di una scelta politico-normativa deliberata più che non co-essenziale alla natura del bene; si tratta di beni a titolarità comune, o che si ritiene che tali debbano divenire; sono oggetto a rischio di contingentamento e a supposta tragedy of commons, come nel caso degli usi civici, da evitarsi tramite regole o, preferibilmente, attraverso processi evolutivi da teoria dei giochi; 

i) Commons materiali abbondanti; la Terra e la biosfera sono a vocazione comune, ma anche in tale caso non se ne esclude l’appropriabilità e la divisibilità, come nel caso del servizio idrico, quindi anche a tale proposito la titolarità comune è frutto di una scelta di opportunità politica e di diritto positivo, ad esempio attraverso la figura do diritto positivo del “patrimonio comune dell’umanità”, che dovrebbe investire tutto il capitale naturale; il carattere abbondante o scarso è però dubbio, o comunque relativo, in funzione delle diverse teorie ecologiche sull’inquinabilità e la consumabilità delle risorse naturali; 

l) Commons immateriali o virtuali, a supporto materiale, il software è tecnicamente riproducibile all’infinito, il web sarebbe inescludibile e non contingentabile, se non in conseguenza di attive opzioni tecnologiche, altrettanto la moneta virtuale: tutti beni tanto escludibili, quanto non escludibili, sempre in funzione delle opzioni tecnologiche conseguenti alle scelte politico-normative, della disciplina dei diritti di proprietà intellettuale e simili; 

m) Beni immateriali, potenzialmente commons, oggetto di rivendicazione monopolistica e appropriativa attraverso i diritti di proprietà intellettuale o il diritto industriale; 

n) Altri beni immateriali suscettibili di contabilizzazione patrimoniale, come il know-how, l’avviamento e le sinergie, oltre a quelli concessi in monopolio, come marchi, brevetti e copyright

o) Beni pandespoti; risorse diffuse, a disposizione di chiunque, liberamente attingibili, in quanto inerenti alla soggettività di ciascuno, come la forza e la capacità giuridico-normativa, l’intelligenza, la conoscenza dispersa, in genere il capitale umano, l’uso del corpo e della mente; la titolarità diffusa non garantisce la pari distribuzione della risorsa; 

p) Beni pubblici astratti la cui fruizione alimenta il bene: libertà, lingua, informazione: beni pubblici veri e propri, che non si consumano nell’uso, sono liberamente attingibili, e più li si usa, più si alimentano e autoriproducono; 

q) Concetti astratti valutativamente connotati in quanto se ne propone l’implementazione a vantaggio del "bene comune": salute, sicurezza, concorrenza, ambiente; sono in bilico con la categoria precedente, ma differiscono in quanto, mentre i primi si alimentano con l’uso, questi restano punti di riferimento astratti, considerati come valori da perseguire, e vengono invocati a giustificazione di puntuali interventi a loro tutela, come nel caso della vaccinazione obbligatoria, al fine di garantire la salute come bene comune, non confidando però nell'implementazione sulla base della persuasione, assegnando al perseguimento del bene comune un connotato coattivo.

4 commenti:

  1. Fabio, alcuni suggerimenti: 1) rileggi o fai rileggere quando pubblichi per evitare errori di battitura 2) scrivi in maniera più semplice se vuoi farti capire da tutti o da molti (altrimenti va bene così) 3) arriva al punto; una lista così può essere molto utile se si capisce la finalità.

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  2. La finalità si legge tra le righe...

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