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martedì 10 gennaio 2017

Lineamenti di una filosofia politica libertaria

di Fabio Massimo Nicosia

Una filosofia politica non può non prendere le mosse da una filosofia morale, e per questo Rawls risulta utile, essendo lui molto più filosofo morale che non filosofo politico; e allora, se ci permettiamo di proporre una filosofia politica, lo facciamo su di un assunto morale, ossia che nessuno è legittimato a imporre nulla ad alcuno, a meno che non soddisfi l’onere della prova della propria legittimazione, e non convinca il destinatario dell’”imposizione” ad adempiervi; ma, allora, a questo punto cesserebbe di essere “imposizione”, per divenire mera proposta contrattuale, alla quale, ipotizzando una situazione originaria equilibrata tra gli individui –nella quale le differenziazioni di potere non si siano ancora evidenziate-, il destinatario sarebbe libero, non solo formalmente, ma nei fatti, di aderire o no.

venerdì 6 gennaio 2017

Utile universale, free-coinage, gratuità, reputazione

di Fabio Massimo Nicosia

L’utile universale, se vogliamo essere coerenti con la premessa libertaria, non può essere “obbligatorio”, come dire che chi non ne vuole usufruire deve essere posto in condizione di farlo: ad esempio, è possibile che a un aborigeno non interessi, perché si trova perfettamente a proprio agio con il proprio sistema di vita, e lo stesso varrebbe per un primitivista zerzaniano.

martedì 6 dicembre 2016

L’Unione Europea tra ordoliberalismo e Stato idiocratico-finanziario

di Fabio Massimo Nicosia

Noi sentiamo parlare di “Europa” soprattutto quando Bruxelles richiama all’ordine l’Italia per non avere “i conti in ordine”, ma, in tal modo, perdiamo di vista in che cosa consista davvero oggi l’istituzione “Europa”.

lunedì 21 novembre 2016

Curriculum Vitae dell'avv. Fabio Massimo Nicosia.

1) GENERALITA’.

·       Nato a Milano il 20 agosto 1958.  Maturità classica. Laureato in Giurisprudenza in data 23 ottobre 1981 con la votazione di 110/110. Tesi di Laurea in Diritto Costituzionale, “I rapporti tra legislativo ed esecutivo nel sistema delle regioni ordinarie”, relatore Prof. Serio Galeotti, correlatore Aldo Bardusco.

domenica 20 novembre 2016

Dallo Stato ai Common Trust - Introduzione.

1.    di Fabio Massimo Nicosia  

     L’approccio giuridico alla natura economica, l’approccio economico alla natura giuridica: lo standard nel caos.
Il nucleo di quest’opera, dal quale irradia il resto, consiste nella ricostruzione della natura giuridica dell’istituzione “Stato”[1], così come la incontriamo oggi, in termini rinnovati rispetto alla tradizione classica, fondata sulla nozione di “sovranità”, nella prospettiva di indagarne -dato che ci proponiamo, nostro malgrado, obiettivi libertari-, le modalità dialettiche del possibile dissolvimento, agevolando la tendenza evolutiva degli ordinamenti nella direzione del superamento della tradizionale distinzione tra diritto pubblico e diritto privato in un più adeguato[2] diritto comune, che trova radice nell’attuale diritto dell’economia e della concorrenza, che già ora investe soggetti sia pubblici che privati, individuando un punto di incontro tra i principi fondamentali, liberali ed astrattamente egualitari, del diritto civile con quelli di garanzia del diritto pubblico; del resto, il diritto antitrust e della concorrenza, che è materia di confine nella magna divisio delle partizioni del diritto, può bene essere letto come una simulazione di dottrina dello Stato: la descrizione delle intese abusive e degli abusi di posizione dominante (e delle fusioni, delle concentrazioni, etc.) non è altro che la descrizione analogica del processo di formazione di uno Stato, uno Stato in fieri in tutte le sue articolazioni di dettaglio; e lo Stato è la massima espressione, quella pienamente riuscita, della realizzazione di quelle intese e di quegli abusi di dominio, che quindi merita di essere sussunto[3], in vari sensi, in quelle categorie normative, oltre che, molto probabilmente, in categorie penalistiche, dato che proprio l’antitrust si occupa di illeciti, che possono essere anche molto gravi, sino a configurare vere e proprie fattispecie di associazione di tipo mafioso, così come descritte dall’art. 416 bis del codice penale italiano; se ne ricava che, se lo Stato è il più potente dei trust del mercato, per quanto con caratteristiche tipiche sue proprie, è anche –ma tale profilo sarà oggetto di specifica indagine- la più potente associazione di tipo mafioso, salvo meglio precisare tale nozione, e questo possiamo anticipare, rimandando ai non marginali distinguo che verranno introdotti in prosieguo.

martedì 8 novembre 2016

LA MISURAZIONE DELLA LIBERTA’ TRA INDENNIZZO, COERCIZIONE SISTEMICA E SPAZIO COMUNE


Avv, Fabio Massimo Nicosia

1.     Premessa.
Il presente scritto prende le mosse dalla lettura dell’importante libro di Ian Carter “La libertà eguale”[1], che sviluppa l’approccio filosofico analitico al tema della “libertà”. Un ruolo centrale vi assume la questione della misurabilità di questa, ossia se esistano gradi diversi di libertà, dimodoché si possa affermare che, nel corso della propria vita, nello stesso contesto sociale, o in contesti diversi, la medesima persona o persone diverse affrontino o possano affrontare situazioni di maggiore o minore libertà personale; ovvero, se sia possibile confrontare contesti particolari, storici e sociali differenti, per poter concludere che nell’uno vi sia più “libertà” che in un altro. Una tale questione presuppone una definizione della nozione di libertà, in mancanza della quale non si può nemmeno fare questione di una sua possibile misurazione. Occorre dunque prendere le mosse dalla definizione di libertà accolta da Ian Carter, il quale fa propria quella, che egli definisce «canonica»[2], triadica di Gerald MacCallum: e allora vediamo direttamente quest’ultima:

lunedì 7 novembre 2016

Caduta tendenziale del saggio di profitto, presa nel mucchio, profitto universale, profitto individuale

di Avv. Fabio Massimo Nicosia

Secondo Karl Marx, l'introduzione e il progressivo miglioramento tecnologico delle macchine all'interno della fabbrica capitalistica avrebbe finito con il determinare il tendenziale crollo del profitto del capitalista stesso in conseguenza della fuoriuscita del proletario dalla fabbrica, data la sua sostituzione ad opera delle macchine e della tecnologia.