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sabato 9 febbraio 2019

Costituzioni in conflitto e divagazioni sull'ordoliberalismo



di Fabio Massimo Nicosia

Si è fatta strada l’idea che Repubblica Italiana e Unione Europea dispongano di “costituzioni economiche” differenti, forse addirittura inconciliabili. Non si tratterebbe cioè di un semplice caso di diversi sed non adversi, ma di vera e propria genetica incompatibilità; ciò, fatte salve alcune recenti, note forzature, che hanno reso quasi de facto, per irresponsabilità e faciloneria delle nostre classi dirigenti, la prima conforme alla seconda, pur ovviamente non potendo eliminare tutte le aporie di una simile giustapposizione, prima, e sovrapposizione, in ultimo: con la conseguenza che la Costituzione italiana risulta oggi, in definitiva, contraddittoria, in assenza di alcun criterio formalmente riconosciuto di soluzione al riguardo delle antinomie, che non sia la generale “prevalenza del diritto comunitario”. Ciò con una dottrina e una giurisprudenza sui cosiddetti controlimiti assai deboli, e ulteriormente indebolite dalla recezione in Costituzione dai principi del pareggio di bilancio e del principio di rispetto degli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea.

giovedì 27 settembre 2018

Teoria del Common Trust (manifesto capital-comunista)


di Fabio Massimo Nicosia


Il mio libro “L'abusiva legittimità - Dallo Stato ai Common Trust” aveva lasciato alcuni problemi aperti, non compiutamente affrontati per mancanza di tempo e di spazio: dopo avere compiutamente affrontato la questione dello Stato, il Common Trust, che proponevo quale concreta alternativa in chiave libertaria, ne veniva solo abbozzato, sia pure individuato nei suoi elementi essenziali. Mi propongo pertanto ora di riprendere il filo del discorso e, possibilmente, di concluderlo, anche se spero che se ne apriranno nuove frontiere di discussione, dato che è impossibile, se non in una prospettiva da “stato finale” che rifiuto, delineare nei minimi particolari un’istituzione di nuovo conio.

mercoledì 22 agosto 2018

"Analfabeti funzionali", "semicolti", e il pericolo del predominio dei "tecnici"


di Fabio Massimo Nicosia

A me pare che noi si sia di fronte a un pericolo nei sistemi industriali avanzati, ossia che il crescente predominio della tecnica porti al formarsi di nuove classi dirigenti tecnoburocratiche, che, rispetto ai politici della nostra tradizione più o meno liberal-democratica, hanno una pretesa in più: quella dell’insindacabilità.
Il politico presuppone anche, in una certa misura, libertà politica, libertà della critica politica. Di fronte alla tecnica, e alla complessità che questa comporta, invece, il cittadino rischia di rimanere muto, e se non è muto viene prontamente zittito dagli ascari (molto presenti nei media tradizionali e nei social networks), e richiamato ad allinearsi, rassegnandosi alla propria incompetenza.

domenica 22 aprile 2018

L'inclinazione libertaria.


di Fabio Massimo Nicosia
A Rossella

1.        1. Inclinazione libertaria e inclinazione autoritaria.
Il tentativo di proporre una teoria libertaria impone, forse più di quanto non avvenga con altre dottrine politiche, un discorso diretto sull’individuo, per poi estenderlo alle sue relazioni con gli altri. Una simile dottrina, infatti, non può che partire dall’individuo stesso, dato che è l’individuo il titolare della “libertà”, nelle varie accezioni, di cui stiamo parlando, e anzitutto in termini biologici: l’uomo è formato di mente e di corpo, e ciascuno è un “io” differenziato, titolare di coscienza e centro di imputazione delle sensazioni, che il corpo in un certo senso “imprigiona” nel momento stesso in cui lo forma, e lo proietta all’esterno attraverso il contatto dei sensi con il mondo. Il primo elemento costituzionale dell’uomo, rilevante per definire una teoria politica, è cioè la separazione fisica tra gli individui (individualismo ontologico), e l’impossibilità per ciascuno di accedere direttamente alla mente degli altri.

giovedì 26 gennaio 2017

La soluzione libertaria della controversia Rawls-Nozick.

Volendo introdurre una filosofia politica, la quale, come la nostra, afferma che si possa fare a meno del grande monopolista di tutto, della pre-risorsa forza, del diritto e della giustizia, scegliamo di prendere le mosse dal confronto, ormai classico, tra due autori di solito percepiti entrambi come “statalisti”, i due celebrati autori contemporanei John Rawls e Robert Nozick, che hanno rappresentato i due poli del dibattito nel corso degli ultimi quarant’anni. Il confronto ha assunto toni aspri tra gli opposti sostenitori, fino a giungere a livelli di tifo sportivo nella bassa forza, divisa tra una supposta destra e una supposta sinistra, in genere tra persone che non hanno letto i loro libri; tant’è che, a ben vedere, stando ai testi originari, si ha quasi l’impressione di un gioco delle parti, condotto tra due insigni esponenti di orientamenti massonici differenti -gli autori mettono nel sacco i committenti, non sarebbe la prima volta-, svolto all’insegna della gara tra chi vuole più Stato e chi ne vuole meno, per poi scoprire, a saper ben leggere non solo tra le righe, che in realtà non è ospite gradito da alcuno dei due, i quali lo fanno capire con un discreto grado di chiarezza.

martedì 10 gennaio 2017

Lineamenti di una filosofia politica libertaria

di Fabio Massimo Nicosia

Una filosofia politica non può non prendere le mosse da una filosofia morale, e per questo Rawls risulta utile, essendo lui molto più filosofo morale che non filosofo politico; e allora, se ci permettiamo di proporre una filosofia politica, lo facciamo su di un assunto morale, ossia che nessuno è legittimato a imporre nulla ad alcuno, a meno che non soddisfi l’onere della prova della propria legittimazione, e non convinca il destinatario dell’”imposizione” ad adempiervi; ma, allora, a questo punto cesserebbe di essere “imposizione”, per divenire mera proposta contrattuale, alla quale, ipotizzando una situazione originaria equilibrata tra gli individui –nella quale le differenziazioni di potere non si siano ancora evidenziate-, il destinatario sarebbe libero, non solo formalmente, ma nei fatti, di aderire o no.

venerdì 6 gennaio 2017

Utile universale, free-coinage, gratuità, reputazione

di Fabio Massimo Nicosia

L’utile universale, se vogliamo essere coerenti con la premessa libertaria, non può essere “obbligatorio”, come dire che chi non ne vuole usufruire deve essere posto in condizione di farlo: ad esempio, è possibile che a un aborigeno non interessi, perché si trova perfettamente a proprio agio con il proprio sistema di vita, e lo stesso varrebbe per un primitivista zerzaniano.